“IL NON-FINITO: VERSO L’INFINITO DELLA MATERIA” di Maria Raffaella Rossi

terracotta modellata a mano (terracotta modeled to hand) - cm. 60x35 -

C’è un concetto essenziale che caratterizza la scultura di Agostina Botti: è l’idea del “non -finito”, evidenziata nel rapporto psicologico che l’artista crea con l’osservatore. Analizzando le sculture di Agostina, si entra in mondo quasi astratto -non nella forma- ma nell’essenza, è facile che l’osservatore resti sospeso in un linguaggio indefinito, che sta a lui completare e interpretare.
Di formazione accademica, Agostina in un secondo tempo, modella un linguaggio completamente unico, allontanandosi dagli schemi soprattutto moderni, caratterizzati per lo più dalla “massificazione” delle idee artistiche. L’espressione artistica di Agostina Botti, è un connubio tra il non-finito e la classicità della scultura: l’artista è stata influenzata anche dagli studi archeologici e dall’idea dell’arte classica, rinnovata da Mitoraj. Sicuramente di natura michelangiolesca, è lo studio scultoreo delle varie componenti della macchina umana: l’artista si concentra principalmente sui volti e sulle braccia, dando particolare attenzione alle mani. La sintesi di questo studio, porta Agostina a ricercare l’espressività nella materia, tirando fuori dall’argilla, non solo una forma classica, ma soprattutto la componente spirituale intangibile. Il corpo è noto come un potente mezzo espressivo attraverso il quale l’uomo comunica stati d’animo e comportamenti; per questo motivo Agostina ha preferito divergere dai linguaggi moderni, la sua ricerca, sempre in continua crescita, si è basata sull’idea che non tutte le attuali tendenze riescano ad esprimere del tutto l’anima della scultura. Il suo “non-finito”, si trova nella “non –completezza” delle sculture, volutamente non integre, per sottolineare l’importanza dei volti e delle mani come unico mezzo di espressione. Il “non-finito” di Agostina si traduce dunque in un linguaggio psicologico: la scultura è aperta intenzionalmente, lasciando all’osservatore la facoltà di immaginare corpi e movimenti viventi oltre la linea di confine della materia. Il “non-finito” dell’artista, si adatta così alla modernità, segue il percorso di una linea contemporanea, adattandosi ad ogni tipo di situazione sociale e individuale. Il percorso espositivo della prima personale di Agostina Botti, parte proprio dalla metamorfosi che l’artista con naturalezza e leggerezza compie sulla materia argillosa, fino a giungere alle varie ricerche espressive avvenute nel corso degli anni. Grido di libertà è la summa della metamorfosi materiale: è come se l’artista avesse liberato l’anima della materia, donandole non solo un volto, ma anche una componente spirituale, fuoriuscita attraverso un grido. Siamo ben oltre l’aspetto patetico delle opere di Rodin che l’artista ha avuto modo di studiare, in Agostina emerge il tocco dell’amore, insito nel talento che lei usa nel plasmare e nel creare, nel silenzio di chi sa parlare attraverso la propria arte.

Maria Raffaella Rossi (2011)

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