MONICA AMENDOLA: DIVINA VASAIA di Maria Raffaella Rossi

“Vasaia divina” fu definita dall’artista e maestro Ugo Marano, fondatore del gruppo artistico “Vasai di Cetara”, di cui Monica Amendola faceva parte. Il tracciato espositivo mette in luce i momenti principali dell’attività artistica della vasaia, partendo dagli anni in cui, nel gruppo del suo maestro, lei comincia a dare un corpo e soprattutto un’anima alla terra. Attraversando le opere, ci si immerge in un clima solare e mediterraneo, dove la ceramica dipinta, assume forme di animali terrestri e marini: sirene, gatti, colombe, case e personaggi divini. I vasi comunicano, hanno un corpo che sembra essere lo specchio di uno spirito nascosto nella terra, da cui l’artista riesce a trarne una forma materiale. Ispirata dai luoghi in cui ha vissuto, la Costiera Amalfitana, l’artista da corporeità all’allegria della cittadina di Cetara, al quale lei ha dedicato numerosi vasi, tra cui Cetara (III) nel 1996, e un coloratissimo vaso, Cetara (da casa) nel 1997-1998, dove le immagini, insieme alle forme di case e finestre, raccontano la vita della sua terra. La sua produzione è accompagnata da una continua trasformazione, quella metamorfosi che lei stessa ha attuato nei vasi, dipingendoli, componendoli di teste, mani, parti di corpi animali e umani, fino a giungere alla grande istallazione di maiolica dipinta: Metamorfosi (2005), la vera “chiave di lettura” del suo intero percorso artistico. Una lettura personale delle metamorfosi ovidiane, porta l’artista a formare allegoricamente, un recinto delimitato da trenta altari blu-cobalto, turchese, rosso cromato e verde ramina, che delimitano i pannelli ceramici dipinti, in cui un triste Ciparisso abbraccia la sua nuova anima floreale, un solitario Narciso si riconosce in un mostro marino, e altre divinità hanno perso il loro aspetto sacrale, immergendosi in un nuovo mondo più immaginario. In tutta l’esposizione, dall’inizio fino al grande ciclo delle Metamorfosi, la ceramica parla sia attraverso un corpo, coperto da un sottile strato di pelle dipinta, sia per mezzo di uno spirito, che simbolicamente l’artista ha richiamato anche attraverso gli altari dell’istallazione: i luoghi in cui le anime divine rappresentate, riceveranno il dovuto sacrificio.

Il post ricorda la mostra di Marco Alfano realizzata a Salerno dal 9 al 25 maggio 2009 nell’ex chiesa di Sant’Apollonia: Monica Amendola – Omaggio (1966-2007).

Maria Raffaella Rossi (2009)

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