PASSIONE – concertino al sangue di canzoni d’amore sussurrate di Maria Raffaella Rossi

CANIO LOGUERCIO Foto di Bianca Medaccia

Cosa c’è di più personale se non il proprio sangue: rosso, intenso, a tratti crudo e dolce come l’amore, l’amore struggente e passionale, consumato e vissuto. Così comincia la performance musicale di Canio Loguercio, Passione, mettendo in scena il proprio sangue che, scorrendo in una secchia bianca, a goccia a goccia, disegna proiettato ad un telo, la sfera privata di un amore sofferto reso plateale e quasi ironico. E’ nel sangue la vita, è il sangue che raggiunge il cuore eccitandone i battiti di una passione, è lì che avviene il passaggio dalla sfera privata a quella pubblica –teatrale: il sangue diventa oggetto veicolante del linguaggio non verbale. Non è solo la musica il mezzo di comunicazione con sé e con gli altri, ma il corpo ci spinge in un linguaggio ancora più quotidiano e vissuto; il corpo e il sangue sono il punto di partenza per la conoscenza di un io ancora più personale. “Un concertino al sangue” dunque, di canzoni d’amore o -come lui le definisce-, “semplici love songs” che si concretizzano come tante stazioni di una Via Crucis, di una processione attuata con un vero rito. E’ una storia d’amore raccontata in sequenza, attraverso canzoni di repertorio tradizionale napoletano e testi scritti in collaborazione con Sara Ventroni, Gabriele Frasca, Enzo Mansueto, Rosaria Lo Russo, Tommaso Ottonieri, Lello Voce e – musicati -con il contributo di Rocco De Rosa. L’aiuto della lingua napoletana che accompagna i testi delle canzoni diventa ancor di più contributiva, donando alla cerimonia musicale, la sacralità tipica di un rito, nel nostro caso pagano e dettato dalla passione. Coinvolgente ma non frustante, a volte ironico, vestito di nero con occhiali da sole, crea uno stretto rapporto con il suo pubblico, incuriosito dalla sua poesia sussurrata quasi parlata -da rapper melodico- ma inoltre dalle continue strutture che il perfomer-musicista e architetto costruisce, dando quasi una forma e un’abitazione alle sue canzoni. Così vediamo l’architetto che con calma ed eleganza, diventa anche operaio della sua “canzone-teatro”; la scena si riveste non solo del sangue, il quale continua ad essere proiettato verso il telo, ma ulteriormente di oggetti sterili e kitsch come una paperetta illuminata o una bambolina di plastica che rendono ironico e quasi improbabile l’amore raccontato. Ancora, da vero architetto, Loguercio costruisce la scena, montando e smontando continuamente delle strutture tubolari che successivamente diventano elemento portante di un velo, in cui proietta (con l’aiuto del pubblico) Miserere (cantus), il video girato dal pittore e videomaker Antonello Matarazzo, con musiche appunto di Loguercio e contributi di Lello Voce, Rocco De Rosa, Nello Giudice e tanti altri. E’ ancora una volta il corpo, mezzo discorsivo, non di un amore perduto come sangue, ma di una marginalità esasperata e di una sofferenza passionale fisica: protagonisti un gruppo di diversamente abili che sulle loro carrozzelle, girano tra le terre di Bagnoli chiedendo redenzione – misere nobis – come canta battendosi il petto il performer lucano. Una litania, una preghiera che mette in primo piano la metamorfosi di un corpo originato da “una carne senza verbo e parola” così come pronuncia Sara Ventroni all’inizio del testo, una carne cambiata che grida, si rivolta e chiede redenzione. Da quella passione laica e più conforme al senso religioso del termine, il musicista riprende il suo struggente racconto d’amore, consegnando al pubblico un pacchetto di liquirizie a forma di cuore; anche la liquirizia è intrinsecamente legata al concerto-spettacolo Passione: il pacchetto diventa una specie di sonaglio brasiliano che accompagna la musica di Loguercio e sicuramente si sposa con la parte più afrodisiaca di una passione consumata pienamente, anche se sofferta per il distacco. E’ intenso dall’inizio fino alla fine, il concertino al sangue umano comincia con Voce ‘e notte, nota canzone napoletana del 1903 di Edoardo Nicolardi, poesia di un amore tormentato e mal corrisposto, e finisce con un colosso della musica napoletana: Passione, di Libero Bovio, Nicola Valente ed Ernesto Tagliaferro, interpretata dall’eclettico Loguercio insieme Peppe Servillo e Maria Pia de Vito.

Maria Raffaella Rossi (evento del 7/03/2009)

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