WWW. MUSEO di Maria Raffaella Rossi

Il museo oggi potrebbe con un margine di fantasia, essere rapportato ad un diamante, dall’aspetto poliedrico e affascinante. Siamo lontani ormai dallo sterile luogo -chiesa per il turista-, che seppur diventato multifunzionale, non ha mai abbandonato la mistificazione e misticità originaria. Un luogo in continua metamorfosi a partire già dalla presa di coscienza e dal valore attribuito al bene culturale dagli anni sessanta in poi, da quando si cominciò ad usare il termine grazie alla Commissione Franceschini. Il museo nasce sicuramente come luogo di conservazione e di memoria ma, cambiando il concetto di bene culturale, entriamo in una dimensione più dinamica, in cui si intrecciano diversi livelli, fino a formare una macchina riccamente complessa, articolando appunto il sistema-museo. Il museo è un istituzione -con tutte le sue finalità-: gli oggetti e le opere esposte servono a comunicare con la società di cui è anche specchio, l’oggetto diventa parlante e conduttore di un messaggio, a seconda di ciò che si vuole trasmettere. E’ così che nel museo si stabilisce una comunicazione interna, grazie all’esposizione, senza però tralasciare il ruolo educativo – didattico ed una esterna; l’impatto con l’esterno ha una forma materiale e virtuale, che si concretizza, dall’architettura alla virtualità. Il museo contemporaneo non può non fare uso delle nuove tecnologie per diffondere il proprio messaggio culturale, all’interno e all’esterno, inserendosi a pieno nel contesto della digitalizzazione e, facendo convergere così in un unico formato, le molteplici attività e processi di un museo. La virtualità ha dato al museo un’immagine più dinamica e aperta coinvolgendo on line, non solo i musei esistenti realmente, i quali decidono di sottoporsi alla rete ma anche, musei non istituzionali che nascono solo sul web e infine, delle vere e proprie ricostruzioni di monumenti andati perduti e non visitabili, come la nota costruzione in 3D della Via Flaminia Antica, installata in una sala appositamente allestita del Museo Nazionale Romano. Il museo pur restando un luogo meraviglioso, già cade nella mistificazione sin dai principi, almeno quello archeologico, dato che gli oggetti perdono il valore o il “segno” per cui sono stati prodotti, decontestualizzati sono inseriti quindi in una realtà impropria e innaturale. Con la nascita dei musei on-line e virtuali, il “surfer” è inizialmente preso dal tour per poi cadere nella noia di una freddezza automatica, che trasforma la visita virtuale on line in una mera rappresentazione. Il museo digitale oltre ad avere un lato positivo, uccide il valore originario del museo, non c’è contatto, non c’è misticità, non c’è silenzio autorevole e lucido, cade la preziosità dell’oggetto, i colori sbiadiscono, il museo diventa un e-book paragonabile solo in parte ad una guida cartacea. Il visitatore telematico non si rapporta in maniera tangibile con uno spazio reale, sarà meno critico rispetto ad un’immagine JPEG con una didascalia, mentre realmente c’è un confronto diretto. La fruizione on line comporta anche un pubblico più vasto: vi sono utenti motivati alla prossima fruizione diretta e utenti remoti che non visiteranno mai un museo scelto in digitale, senza discriminare che la virtualità aumenta comunque il potere di visibilità; non c’è un noto museo che non abbia una pagina sulla rete più conosciuta di FaceBook. Per evitare pagine non godibili, un museo prima di entrare in rete, dovrebbe consultare delle regole di realizzazione, attenendosi a modelli messi a disposizione dal progetto europeo Minerva, ma ciò non sempre accade. Sarà consapevolezza del surfista capire che il mondo virtuale, non sarà mai una proiezione del reale, ma un modo, ricordando P. Levy, di “moltiplicare le occasioni” per attualizzarlo.

Maria Raffaella Rossi (Il denaro, giovedì 2 aprile 2009)

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