“Rara” di Maria Raffaella Rossi

Perché vuoi portare crisantemi

sulla mia tomba che tu hai costruito?

Stendi prati di garofani rossi

affinché  io ricordi gli anni patriottici

dove cantavo inni a te come una giovane Anita.

Non accompagnare il mio lutto con i crisantemi

piuttosto raccogli rose verdi tra gli eremi

e giunga in te il desiderio di amarmi

perché io sono rara tra le rose di Santa Caterina.

© Maria Raffaella Rossi – tutti i diritti riservati –

Ho voluto pubblicare questa mia poesia (che non troverete in Stagioni e Riti, perché fa parte della nuova produzione) , per commentarla  e portarvi nel difficile mondo delle parole scritte sotto forma di poesia. Voglio smentire uno stereotipo riguardo a noi poeti e scrittori. Il poeta, per inclinazione, tende all’isolamento, così come la maggior parte delle persone più sensibili verso se stessi. L’isolamento, non porta necessariamente alla depressione, come spesso, attesta il mondo esterno.

Altro che pessimismo nelle poesie dei grandi autori e autrici. Per smentire questo pessimismo cosmico che ci è stato attribuito, ho scelto una mia poesia dove sembra, si voglia esaltare un supplizio.

Questa è una poesia che parla di un amore combattuto, non c’è  disfattismo: c’è la lotta, paragonata a quella sociale, dei fiori rossi, e della gioventù garibaldina. Ho parlato di rose verdi, quelle rare, nate nell’eremo di Santa Caterina, per attribuire la rarità alla donna amata dall’uomo, il quale, non capirà mai l’importanza dell’essenza vera radicata in lei, la rosa rara tra le altre rose rare.

Maria Raffaella Rossi

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